C’era un tempo in cui le strade che da Bagnoli Irpino scendevano verso Napoli profumavano di miele cotto e spezie lontane. Diciassette mercanti, un capitale di settemila ducati e un’arte raffinata, quella di trasformare l’oro grezzo degli alveari nelle celebri ‘copete’ e nei ‘mostaccioli’ e nei “melazzi”, con il sogno di conquistare i palati della capitale.

Le Memorie Storiche di Alfonso Sanduzzi ci consegnano il ritratto di una Bagnoli Irpino dalla sorprendente vivacità economica. Ben lontana dall’essere una comunità chiusa, la cittadina ospitava già nel XVIII secolo una vera e propria industria dolciaria. I commercianti acquistavano il miele grezzo e le arnie dai comuni limitrofi, per poi convogliarli negli “opifici locali”. Qui avveniva la magia: con la purificazione il miele veniva filtrato e preparato per la vendita. La Lavorazione della cera, fondamentale per l’illuminazione delle chiese e dei palazzi nobiliari prima dell’avvento dell’elettricità. La pasticceria d’esportazione, con la creazione dei celebri dolci bagnolesi. Se il miele era l’oro, i dolci erano i gioielli. Erano undici gli specialisti impegnati esclusivamente nella rivendita di queste prelibatezze, muovendosi con un capitale di milletrecento ducati.

I Mostaccioli: veri ambasciatori del gusto irpino, il cui profumo di spezie e miele annunciava l’arrivo dei mercanti bagnolesi nelle fiere del Regno. Le Copete: il croccante legame tra la sapienza araba e le nocciole avellane, protetto da fragili ostie.

I Melazzi: la specialità perduta, un concentrato di puro miele cotto che rappresentava l’energia vitale per i viaggiatori del tempo. Bagnoli Irpino era un vero distretto “high-tech” della pasticceria secca nel XIX secolo!

Ecco i dettagli su questi dolci tradizionali:

Mostaccioli (o Mustaccioli)

Sono forse i più famosi tra i tre. Il nome deriva storicamente dal “mustaceum”, un’antica preparazione romana che utilizzava il mosto d’uva, anche se nella tradizione bagnolese e campana il miele è il protagonista assoluto. Hanno una tipica forma a rombo. Ingredienti principali: farina, miele, zucchero e un mix di spezie (il cosiddetto “pisto”) che include cannella, chiodi di garofano e noce moscata. Spesso sono ricoperti da una glassa al cioccolato o allo zucchero.

Copete (o Cupeta)

Il termine “Copeta” deriva dall’arabo qubbat (mandorlato). Si tratta di un antenato del moderno torrone, molto diffuso in Irpinia e nel resto del Sud Italia durante le fiere. Una lastra croccante, sottile e molto resistente. Ingredienti principali: miele, zucchero e nocciole (di cui l’Irpinia è produttrice d’eccellenza) o mandorle tostate. Il tutto viene racchiuso tra due ostie bianche per permettere di maneggiarlo senza appiccicare le dita.

Melazzi

Tra i tre, i “melazzi” sono la specialità più specifica e arcaica, strettamente legata alla lavorazione del miele descritta dal Sanduzzi. Caratteristiche: erano piccoli dolci o biscotti “poveri” ma energetici, nati proprio per sfruttare le eccedenze della produzione di miele e cera degli opifici locali. Un impasto di farina e miele cotto (da cui il nome), talvolta arricchito con scorza d’arancia o semi di finocchio. Rispetto ai mostaccioli, avevano una consistenza più densa e un sapore di miele molto più concentrato.

Incoronata Vivolo – (da Fuori dalla Rete Giugno 2026 Anno XX n. 2)

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