Il documento storico pubblicato in questa edizione del giornalino “Fuori dalla Rete” è un estratto della prima relazione presentata dal Consiglio d’Amministrazione del Consorzio per l’Acquedotto Pugliese alla Camera dei Deputati da S. E. il Ministro dei Lavori nella seduta del 14 febbraio 1908.
Il progetto di massima stilato nel 1899 dall’Ufficio speciale del Genio Civile di Avellino, sotto la direzione dell’Ispettore comm. Maganzini e dell’ingegnere capo cav. Bruno prevedeva una spesa complessiva di 163 milioni di lire; ma ulteriori studi, ordinati dal Ministro on. Giusso, portarono all’approvazione di un nuovo progetto (1902), che ridusse la spesa a 116 milioni.
Fra le opere realizzate vi furono il rimboschimento delle montagne ricadenti nel territorio bagnolese e l’istituzione del vivaio forestale nei pressi della sorgente Tronola. Queste opere presenti a distanza di oltre un secolo dimostrano l’importanza di preservare la biodiversità garantendo allo stesso tempo un maggiore quantitativo di acqua potabile per i nostri territori. GT
…Impiantato nella regione Tronola, presso il Lago Laceno, un vivaio destinato a fornire le piantine, specialmente di pino silvestre, robinia e ontano, fu iniziato il rimboschimento nel territorio del comune di Bagnoli, che ne facilitò in ogni modo l’esecuzione, e fu poi proseguito in modo che già una superficie di 176 ettari nelle regioni: La Mauta, Calvello e Vado dell’Asta è ora coperta con 1 450790 piantine, con ottimi risultati, si da potersi aver fiducia che quelle contrade saranno fra pochi anni completamente rivestite di vegetazione. La spesa complessiva per questi 176 ettari di terreno fu di L. 80 000, nonostante le difficoltà gravi dipendenti dall’asperità dei luoghi, lontani da ogni centro abitato e ad altezze superiori ai 1.100 m. sul mare. Insieme ai lavori di rimboschimento furono eseguiti lavori di sistemazione idraulica; notevoli, fra gli altri, le numerose briglie costruite nel Vallone delle Brecce e le opere di consolidamento delle frane a Caposele.
La Commissione provvide anche all’impianto di un servizio di osservazioni pluviometriche ed idrologiche, stante l’importanza che tali osservazioni possono avere per gli studi della portata delle sorgenti nei riguardi dell’acquedotto. Divisa la regione interessante le sorgenti in tre zone, una fra i 200 e i 600 m. sul livello del mare, una fra gli 800 e i 1000 m. e l’altra superiore ai 1000 m., furono impiantate in località opportune dieci stazioni pluviometriche fornite di apparecchi autoregistratori. Le osservazioni raccolte sono messe in relazione con quelle di misura della portata delle sorgenti e comunicate periodicamente all’Ufficio centrale di meteorologia.
Il Consiglio d’amministrazione del Consorzio, mentre ha potuto nell’ultima sua visita riportare la migliore impressione dalle opere di rimboschimento e di sistemazione forestale già eseguite, ha rilevato che dei 17000 ettari compresi nella zona montuosa delle sorgenti dei Sele, circa 2500 ad altezze superiori a 1000 m. sul mare sono denudati e privi d’ogni vegetazione arborea, sicché dovranno essere rimboscati gradatamente con adatte piantagioni, a preferenza di pino, ritenendo che la completa sistemazione della zona di protezione possa essere raggiunta in non molti anni…
Documento Storico – (da Fuori dalla Rete Marzo 2026 Anno XX n. 1)

Commenti
Per visualizzare i commenti Disqus devi accettare i cookie Marketing.